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La presenza in Sicilia del suino nero, rustico quasi selvatico, che da sempre ha trovato pascolo e vita in mezzo ai boschi, a giudicare dai resti fossili e dai riferimenti di scrittori dell’antichità, è accertata nel periodo greco e cartaginese (VII-VI secolo A.C.). 
Già due secoli prima della venuta di Cristo la produzione suinicola siciliana era conosciuta anche a Roma. Ricovero per Suini Neri dei Nebrodi
Questo tipo di allevamento tradizionale, con la sua connotazione, di primitività, lo troviamo per tutto il Medio Evo e, tranne qualche fluttuazione negativa durante la dominazione araba per i noti motivi religiosi è arrivato fino all’epoca attuale con presenze sparse in tutta la Sicilia e specialmente sui monti Nebrodi e sulle Madonie. 
Il suino nero siciliano si inquadra in quella che una volta veniva definita la razza popolazione “Indigena siciliana” che per alcuni autori (Tucci, Giuliani) deriverebbe da un ceppo indigeno, per altri (Faelli) alla sua formazione non sarebbero estranei soggetti della “napoletana”. 
Per Montanaro il suino nero siciliano discenderebbe dal “Tipo iberico del Sanson”. 
Il criterio del Sanson, come riportato da Chicoli (1870), si basava su alcuni caratteri tipici differenziali dello scheletro (principalmente numero di vertebre dorsali e lombari), definendo un tipo morfologico brachicefalo (suino asiatico) ed uno dolicocefalo (suini dell’Europa meridionale), a quest’ultimo apparterrebbero le razze suine patornese e trapanese della Sicilia. In  Sicilia sono state annotate  e descritte dal Chicoli (1870) numerose razze-popolazioni suine e tutte derivanti dalla napoletana e con “pelame nero d’ordinario”: Razza di S. Agata di Militello diffusa in tutta la provincia di Messina e nella costa di Catania e Siracusa; Razza di Castelbuono originaria dall’incrocio con quella del capo di Buonasperanza; Razza Trapanese, sparsa in tutta la provincia di Trapani, Agrigento e Caltanissetta e più rustica delle precedenti; Razza Patornese, diffusa nel versante nord dell’Etna molto vicina al Sus scrofa L.; Razza Cesarotana diffusa nel territorio del comune di Cesarò e la Razza di Troina.  
Numerosi suini di razza casertana vennero importati in Sicilia, ed utilizzati per vari incroci con soggetti locali, data l’affinità di sangue che si riteneva ci fosse fra i due tipi accoppiati. 
Il censimento del 1918 registrava in Sicilia la presenza 91.295 suini, ma la scomparsa graduale dei boschi, che anticamente copriva buona parte delle montagne siciliane, attualmente brulle, rocciose e spesso ricche di incolti produttivi, ha influito notevolmente sull’allevamento dei suini pascolanti, i quali si sono ritirati man mano al centro dell’isola, laddove ancora qualche bosco di quercia, di cerro o di faggio può fornire disponibilità alimentari. maiale nero dei nebrodi
La riduzione numerica del patrimonio suino autoctono siciliano e la graduale perdita di alcuni caratteri zootecnicamente interessanti si legge già in una relazione che nel 1887, il Tucci, direttore dell’Istituto Zootecnico Sperimentale di Palermo, presentava al Ministero dell’Agricoltura. 
Nel 1897 il Marchi annovera tra le razze suine siciliane soltanto quella di Calascibetta, derivante dalla napoletana, con esemplari ancora presenti.  
Nel 1921 anche il Prof. Pietro Cassella parla della sola Varietà suina di Calascibetta, scrivendo che “il maiale siciliano, come quello del Nord-Africa, origina forse dal napoletano che ha subito, in Sicilia, un enorme cambiamento per la scarsezza dei pascoli e la mancanza di boschi, diventando alto di gambe, con i diametri trasversali ridottissimi, gobbo, con testa molto allungata e setole sulla linea dorsale, come il cinghiale, tutti forniti di tettole e di colore nero”. 
Nel 1923 il Barpi dice che: ”un mezzo secolo fa l’Italia possedeva diverse razze e sottorazze di suini, che per la loro conformazione erano tutte atte al pascolo ed alla ricerca dei tuberi e delle ghiande. Oggi parecchie di queste razze sono scomparse, altre si sono modificate poiché dal 1872 ha avuto inizio l’importazione delle razze inglesi Yorkshire e Berkshire per incrociarle con le nostre, identificando il suino nero siciliano come quello di Calascibetta e della parte montuosa dei dintorni corrispondenti ai paesi di Mistretta, e Nicosia date “le loro forme corrette”. 
Nel 1929 il Prof. Romolotti scriveva che in passato vi era stata la tendenza a ritenere che in Sicilia esistessero svariate razze suine autoctone (di Calascibetta, di Trapani, di Comiso, di Paternò) tutte dotate di maggiore precocità e la cui origine era da ricercare in incroci con la razza casertana, ma dai suoi studi riteneva che ormai la razza suina nera siciliana era una sola e con caratteristiche ben definite. 
Per quanto riguarda la destinazione, vediamo come la carne di suino è stata da sempre utilizzata in Sicilia, sia fresca che trasformata; infatti il capitolo VIII del Chicoli (1870) si intitola appunto “Vario modo di utilizzare gli avanzi cadaverici del porco” e veniva sottolineato che in Sicilia, come negli altri paesi meridionali, dato il clima caldo, la macellazione cominciava ad ottobre per finire ad aprile. 

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